sabato 24 novembre 2012

I pensieri ossessivi e le compulsioni


Salite il primo gradino con fiducia. Non occorre vedere tutta la scala, salite il primo gradino.
- Martin Luther King-




Spesso ci troviamo di fronte a delle situazioni che ci fanno preoccupare, talvolta molto, e che ci causano ansia. Questo è assolutamente normale e capita a tutti, ma ci sono purtroppo dei casi in cui rimaniamo intrappolati nei nostri stessi pensieri ansiosi e ne diventiamo succubi, magari anche ripetendo azioni compulsive che condizionano la nostra vita e quella delle persone che ci stanno a fianco. Sto parlando di quello che psichiatri e psicologi classificano con il nome di disturbo ossessivo compulsivo. Non mi piace molto usare le etichette dei nomi dei disturbi, poiché personalmente considero ogni persona con un problema psicologico soltanto come una persona che soffre, che per qualche motivo ha sviluppato certe modalità che la portano a stare male e che sta cercando in tutti i modi di ritrovare la serenità che si merita. Usare le etichette come “borderline”, “bipolare”, “ossessivo-compulsivo”, spesso non fa altro che far sentire la persona ancora più condannata, classificata come pazza, con il risultato di farla sentire ancora più vittima di quanto non si senta, coadiuvando così uno stato depressivo. Per tale ragione preferisco evitatrle per quanto possibile.
La radice di questo problema, come la maggior parte dei problemi psicologici, è il rifiuto, la non accettazione e il conseguente tentativo di risoluzione. Mi spiego meglio. La mente è uno strumento magnifico che ci permette, attraverso l'uso della ragione, di risolvere la maggior parte delle cose della vita. Se per esempio volessi cambiare i mobili di casa, perchè non mi piacciono più, posso decidere di buttare via quelli vecchi e comprarne dei nuovi o se un particolare tipo di cibo fa male al mio organismo basta che eviti quel cibo per non avere alcun problema. Applicare però questo tipo di pensiero lineare ai pensieri e alle emozioni non va sempre altrettanto bene, poiché la mente funziona anche in modo non lineare e illogico. Ogni volta che ho delle preoccupazioni forti o un’emozione che non mi piace, cercare di cambiarle, di eliminarle, di evitarle o di trovare rassicurazioni inutili, non fa altro che mantenere o aumentare il problema.
Spesso convinzioni che arrivano da valori genitoriali, chiesa, amici, TV e media, purtroppo anche terapeuti (o comunque sia una qualsivoglia figura la cui importanza e la sua credibilità ai nostri occhi sia buona), non sono sempre buon nutrimento per noi e così purtroppo, a fin di bene, pensando di fare la cosa giusta, cerchiamo di cambiare noi stessi per adeguarci a questi illuminati insegnamenti, o altre volte cominciamo ad evitare di confrontarci con la vita per paura di qualcosa.  In generale  pensieri ossessivi e compulsioni sono comunque legati alla convinzione di dover scongiurare un pericolo, di dover risolvere una preoccupazione o di dover allontanare qualche pensiero doloroso. Una regola generale è che ogni emozione ed ogni pensiero ha bisogno di trovare il suo sfogo, la sua accettazione, ogni cosa che viene censurata può causare sintomi psicologici. Il problema rimane sempre come portare la persona ad uscire da questa gabbia mentale per ritrovare la sua serenità.
Delimitare il campo è molto difficile poiché è in pratica possibile sviluppare ossessioni praticamente su qualsiasi cosa diventi una preoccupazione, con diversi gradi e livelli di intensità.  Si può essere ossessionati dall’igiene, dalla salute, dai fantasmi, dal sesso, dalla prestazione, dall’essere anormali, dal non commettere omicidi e via dicendo, l’elenco sarebbe davvero interminabile.
Facciamo un paio di esempi. Un disturbo ossessivo compulsivo molto comune è quello legato all’igiene e alla pulizia, l’intento della persona sarebbe quello di prevenire malattie e infezioni preoccupandosi di pulire e sterilizzare infinite volte al giorno qualsiasi cosa, spesso anche il corpo stesso. Il problema è che quando si potrà mai arrivare a stabilire di essersi messi totalmente al sicuro? Mai, perché la fonte di contagio può essere così imprevedibile che porta la persona veramente ad impazzire pur di tenere sotto controllo queste variabili incontrollabili. Nei casi più gravi la persona non esce di casa per paura di contagi o impedisce pure ai propri figli di uscire. 
Un altro esempio abbastanza comune è la preoccupazione assillante di fare la cosa giusta in ogni momento e in ogni situazione. L'individuo in questo caso è assillato dal dubbio che agendo in un modo x potrebbe comunque agire in modo y o z, che magari sarebbero, a suo giudizio, più adeguati. Ma nessuna scelta finisce con l'essere accettabile razionalmente e l'individuo e rimane  paralizzato, non sapendo che cosa scegliere di fare. Ogni azione  è quindi sbagliata e così la persona, affetta da questa preoccupazione, non vive niente appieno, ma è costantemente preoccupata che l'azione che compie o che i pensieri che produce  non siano giusti o adeguati
Conosco purtroppo anche diversi ragazzi che hanno sviluppato un pensiero ossessivo compulsivo sul sesso. Il confronto con dei modelli li ha portati a mettere in dubbio le capacità prestazionali: bisogna essere spavaldi, intrepidi, cogliere le occasioni e avere sempre voglia di fare sesso con molti partner. Questo ha fatto sì che queste persone mettessero in dubbio la genuinità di una parte di loro stessi, considerata carente, e presi dall’ansia di sentirsi come gli altri hanno cominciato a mettersi alla prova forzandosi in situazioni sessuali non proprio volute, ma "dovute". Il risultato di queste esperienze ovviamente è che sono state totalmente non appaganti e hanno portano i ragazzi a sentirsi ancora più frustrati perché dicono di “non riuscire a sentire le cose che dovrebbero sentire”. Ogni tentativo di colmare questa falsa inadeguatezza non fa altro che scavare la fossa alla persona stessa, finendo in una spirale senza fine, poiché non è possibile stabile razionalmente e con certezza quale sia “il modo giusto” di vivere la sessualità e quale sia la reale soglia di adeguatezza o inadeguatezza.

In ogni caso, qualsiasi sia la apprensione che assilla, il dubbio può portare a mettere in pratica una serie di manovre pur di calmare l’ansia, senza però che ci si accorga che, seguendola, non si fa altro che alimentarla. Chiariamo tuttavia che le preoccupazioni sono una cosa naturale e sana poiché è normale preoccuparsi dell’igiene così come è normale preoccuparsi un po’ di migliorare le proprie capacità in ogni campo, tuttavia quando la preoccupazioni divengono irrazionali, sproporzionate e vengono seguite con un comportamento volto a risolvere inutilmente il problema, si può arrivare ad entrare in questa gabbia di sofferenza.
Qualcuno potrebbe pensare che quindi per non cadere in un disturbo ossessivo compulsivo sia sufficiente non preoccuparsi. La risposta è no, perché attenzione, anche preoccuparsi di non preoccuparsi è una preoccupazione e se cominciate a mettere in atto delle strategie mentali per non preoccuparvi, finirete ossessionati dall’avere una preoccupazione, dovrete così alzare il controllo sui pensieri in un gioco interminabile. Scusate il giro di parole ma è esattamente così:  non è possibile giungere a non preoccuparsi mai e non avere preoccupazioni esagerate o strampalate, ma si può imparare ad avere una corretta gestione della preoccupazione. In altre parole bisogna imparare a comprendere che anche le preoccupazioni fanno parte della vita e bisogna accettarne la presenza, non sempre cercando di risolverle, specie quando sono così irrazionali. Ricordiamo che solo i morti non si preoccupano mai e non soffrono mai. 
Attenzione però ai consigli dati dal buon senso; molti arrivano a consigliarti in casi come questi: “smetti di pensarci, trova il modo per non preoccuparti!”, ma mai consiglio è più dannoso! Sono sicuro che qualcuno starà pensando che sono impazzito del tutto dicendo questo. Ma lasciate che vi spieghi meglio una cosa che ho accennato in altri miei post. Dire ad una persona che non deve preoccuparsi equivale a dirgli ancora che si deve preoccupare di non preoccuparsi e probabilmente la persona cercherà di trovare altre soluzioni per scacciare la prima preoccupazione, per non pensarci, con il risultato che ovviamente i pensieri saranno ancora più assillanti e si sarà creata una seconda preoccupazione. 
Imparando invece a concedersi i pensieri ossessivi senza però metterli in pratica, porta a spezzare questa catena e a ristabilire la normale situazione psicologica. Il problema è che non sempre è facile portare le persone a questo risultato, poiché esse continuano a cercare una soluzione nel controllo o nella fuga.
Forse alcuni si domanderanno che cosa voglia dire "concedersi i pensieri ossessivi": significa permettere ai pensieri di essere formulati liberamente, significa lasciar sfogare questa preoccupazione senza però fare niente per risolverla, lasciando che l'emozione che ne deriva venga fuori naturalmente. Ancora una volta il metodo principe per fare questo è la scrittura. Riversare in parole i propri pensieri strampalati fa in modo tale che essi si sfoghino senza però essere messi in pratica. Procedendo in questo modo, a poco a poco i pensieri non seguiti diventeranno meno potenti e spariranno da soli. Ricordatevi inoltre che ogni volta che metterete in pratica uno di questi pensieri assurdi starete peggiorando la vostra situazione. Nessuno vi impedirà di farlo, ma se lo farete siate solo coscienti che state alimentando o peggiorando la vostra situazione. Non dovete dunque prendervela con i vostri pensieri e le vostre emozioni, ma capire che non si può mettere in pratica un pensiero del genere, perché è falso e dannoso e non può essere risolto razionalmente. Smettere di attuare le soluzioni che non funzionano porta alla risoluzione del problema.
Si tratta di concedersi proprio quei pensieri ed emozioni che ci spaventano, che vorremmo evitare,  che ci preoccupano, poiché una volta concessi e accettati, spariranno da soli. Ricordatevi che questi pensieri del tutto irrazionali non sono veri, sono esagerati, ed è per questo che bisogna lasciarli sfogare ma non seguirli! Tentare di non avere questi pensieri complica ulteriormente la situazione poiché, come ho spiegato, si creerebbe un problema del problema.
Un altro buon consiglio, specie nei casi in cui il problema sia l'eccessivo controllo, è quello di stimolare l'immaginazione. Magari immaginarsi come sarebbe la propria vita se tra tre giorni i nostri problemi psicologici fossero risolti, volare sulle ali della fantasia e immaginare che cosa potremmo dunque fare, come ci sentiremmo, che cosa pianificheremmo. Bisogna farlo come se fossimo sicuri che questo accada, come se avessimo vinto ad una lotteria e fossimo assolutamente sicuri che i soldi verranno dati a breve. Questo esercizio è molto utile per vedere la via di uscita e provare quelle sensazioni positive che proveremmo se tutto fosse ok. Purtroppo in casi più gravi questo esercizio è difficile da eseguire poiché la persona è troppo intrappolata razionalmente e continua a cercare la via di uscita nei suoi tentativi di risoluzione. Ma quando la situazione comincia a sbloccarsi, questo esercizio facilita e velocizza la guarigione.
Bisogna armarsi di molta pazienza e sapere che la strada per il miglioramento è fatta di due passi avanti ed uno indietro, sempre. Per cui non dovrete stupirvi se dopo qualche miglioramento avrete di nuovo una "ricaduta", è assolutamente normale e fa parte del processo di miglioramento, non perdetevi d'animo e continuate ad andare avanti. A volte la risoluzione è veloce, altre volte richiede più tempo, ma continuando sulla giusta strada i risultati arriveranno! Continuate a concedervi con dolcezza i pensieri e le emozioni, formulateli tranquillamente, rilassandovi, magari portando gli occhi in alto come se immaginaste qualcosa e quando sarete tranquilli capirete da soli che cosa ha senso mettere in pratica e che cosa no.
Grazie a tutti!

venerdì 26 ottobre 2012

Come fare per approvarsi? Accettazione-repressione, pensiero ed azione



Se te lo concedi puoi rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile.
- Oscar Wilde -

Vorrei parlare oggi di un argomento non molto facile e sottile, ricco di sfumature e di difficile circoscrizione: sto parlando dello scivolosissimo terreno dell'approvazione e della repressione.

Ovunque si trova scritto quanto sia importante approvarsi e alcuni consigliano di ripetersi centinaia di volte al giorno frasi di approvazione. Sicuramente l'approvazione verso se stessi è un mattone fondamentale per la nostra autostima, tuttavia tra i blasonatissimi sostenitori delle affermazioni, nessuno spiega realmente come si arrivi a questa benedetta approvazione, da quanto mi risulta dicono che ripetere centinaia di volte al giorno "io mi approvo", porti a dei risultati sicuri. Come già ho avuto modo di sottolineare in altri post, sono tutti bravi a dirti "Approvati totalmente!" Ma nessuno ti dice che cosa realmente fare, in che modo farlo e fino a che limiti, sì, perché attenzione anche approvarsi con modalità sbagliate può portare alla rovina! Vediamo di scendere meglio nel dettaglio.



Per molte, moltissime persone, approvare un pensiero significa metterlo in pratica, tradurlo in azione. "Io la sento così, quindi la metto in pratica così!", "il mio terapeuta mi ha detto che non devo reprimere niente, quindi mi concedo quello che mi va". Io credo che ci sia un bel po' di confusione.

Bisogna tenere presente un discorso fondamentale: il pensiero/emozione e l'azione possono essere svincolati l'uno dall'altro. Anche se molti potranno rimanere perplessi di fronte a questa mia affermazione, permettetevi di dimostrarvi quanto in realtà ciascuno metta in pratica quotidianamente questa cosa.

Quante volte nelle situazioni della vita di tutti i giorni ci sono state persone che vi hanno fatto arrabbiare al punto che avreste voluto lanciargli/le un oggetto o saltargli/le addosso per fargli/le ripagare il torto subito? Quante volte avreste voluto agire con violenza nei vari contesti della vita? E quante volte non lo avete fatto perché agire in quel modo vi avrebbe soltanto portato a mettervi in guai seri? In  casi come questo, quanti si sono concessi di esprimere la loro rabbia successivamente magari parlando con un amico o tirando un innocuo pugno contro la scrivania? Credo che sia capitato un po' a tutti.

In un esempio come questo risulta evidente che il pensiero può avere una sua autonomia, anche se non viene messo in pratica. Certo, talora molte persone si lasciano sfuggire la situazione di mano e finiscono in situazioni punite dalla legge ed è evidente che per loro la distinzione tra pensiero ed azione è molto lontana. L'azione è molto importante, ma agire tutto quello che passa per la testa è ovviamente da sconsiderati!



Perché mi preme sottolineare questa distinzione in questo blog di benessere psicologico? Perché moltissime persone, purtroppo, o finiscono con l'agire sconsideratamente o, NELLA MAGGIORANZA DEI CASI, CON IL CONTRASTARE I LORO STESSI PENSIERI PER SFUGGIRNE! Molti tentano di risolvere le situazioni psicologiche cercando di eliminarne la causa ritenuta scatenante, evitando o tentando di cambiare o controllando i pensieri.

Numerose persone pensano purtroppo che controllando i loro pensieri riusciranno ad avere il controllo della loro vita. Niente di più falso e controproducente! Ogni volta che mi imbatto in titoli di libri o di articoli tipo "controlla i tuoi pensieri" o simili, devo dire che mi viene la pelle d'oca! Io piuttosto vedo come sottotitolo a questi promettenti e illuminati saggi: "come sviluppare patologie mentali e rovinarsi la vita!". Gli autori di questi scritti in realtà sono molto furbi, poiché sanno benissimo che una delle cose che molti vorrebbero sarebbe quella di imparare ad eliminare i pensieri scomodi a comando! A quanti piacerebbe eliminare a comando i pensieri di tristezza o di paura? Immagino a tantissimi!

Ma vi siete mai chiesti come mai i bambini piccoli possano passare dal pianto al riso in pochi istanti? Vi siete mai chiesti come mai in loro la tristezza dura poco? La risposta è solo che essi approvano il loro stato emotivo, poiché non hanno ancora sviluppato tutta l'impalcatura di giudizi sulle emozioni che le classificano in emozioni belle ed emozioni brutte. Quindi ti starai chiedendo: come mai invece poi le emozioni diventano come fossilizzate? Come mai ognuno di noi sembra provare sempre le stesse emozioni ricorrenti? 
La risposta sarebbe molto articolata, ma sommariamente possiamo dire che quell'emozione ricorre perché non è mai stata accettata totalmente. Quell'emozione torna di nuovo perché è come se cercasse una via di uscita, come se cercasse di essere liberata attraverso l'accettazione: significa che fino ad ora abbiamo messo in atto dei meccanismi per risolvere la situazione o per evitarla, ma che non ci siamo mai CONCESSI di fare quel pensiero o sentire quell'emozione. Ogni emozione e pensiero hanno bisogno di essere accettati ed approvati per essere liberati. ATTENZIONE HO DETTO EMOZIONE E PENSIERO, NON COMPORTAMENTO ED AZIONE. Mi preme di nuovo sottolineare questa differenza poiché NOI SIAMO RESPONSABILI DELLE NOSTRE AZIONI, mentre i nostri pensieri e le nostre emozioni è bene che rimangano liberi. 

Signori, la vera repressione non è non mettere in pratica un pensiero, ma il cercare di cambiarlo o di non averlo! OGNI VOLTA CHE TENTI DI SFUGGIRE AD UN PENSIERO O TENTI DI CAMBIARLO IN REALTA' TI STAI REPRIMENDO E PIU' FORZA DI VOLONTA' IMPIEGHI NEL FARE QUESTO E PIU' PUOI STARE CERTO CHE STARAI MALE, MOLTO MALE! Questo atteggiamento è infatti la causa di moltissime patologie psicologiche tra cui disturbi ossessivi compulsivi, attacchi di panico e veri propri malesseri psico-fisici che possono portare a sentirsi completamente privi di energia, fino a non riuscire più a fare le cose che fino a poco tempo prima sembravano banali.

URLO_paura
Giacomo Piazzesi: Urlo, paura
Le motivazioni che possono portare a questo atteggiamento verso se stessi possono essere moltissime se non quasi infinite e ovviamente i sintomi possono avere vari livelli di intensità.
Combattere contro sé stessi è una partita persa in partenza, eppure il condizionamento che abbiamo è talmente forte e potente da far cadere moltissime persone in cose come queste.



Ma scendiamo sul piano pratico e inizio dicendo che se pensi di aver di aver bisogno di aiuto, per prima cosa ti consiglio di essere seguito da un valido professionista:  è la cosa migliore perché ogni caso è diverso dall'altro e può richiedere un intervento specifico.

Rimanendo in una linea generale rimane di una verità sconcertante la celebre frase di Oscar WIlde che ho citato nell'incipit del post: "Se te lo concedi, potrai rinunciarvi, se non te lo concedi sarà irrinunciabile". Sì signori concedersi un pensiero o un'emozione fa sì che questo scompaia autonomamente, senza altri interventi di volontà! Prossimamente dedicherò dei post più specifici, ma tenete sempre in mente che se avete un'emozione o un pensiero ricorrenti, fino a che non vi entrerete nel mezzo e vi passerete attraverso,  non passerà mai. Se continuerete ad evitare o continuerete a cercare di eliminare la causa del problema, state sicuri che come minimo continuerete a mantenerlo, se non andrete addirittura a peggiorarlo. Come dicevo all'inizio di questo post, il discorso è complesso, ma al contempo è talmente semplice che un bambino nei primi anni di vita lo mette in pratica senza avere una mente ancora sviluppata.

Che significa quindi approvare un pensiero o un'emozione? E in che modo possiamo agire nella pratica senza recare danno a noi stessi o agli altri?

Facciamo un esempio semplice ma esplicativo tratto da un libro di Giorgio Nardone: Marito e moglie sull'orlo della rottura del matrimonio chiedono un intervento terapeutico poiché lui non resiste più agli attacchi di rabbia e lamentele della moglie. Nonostante i tentativi di cambiare la cosa da parte di entrambi sembra che oramai l'unica soluzione sia la rottura del rapporto. Il terapeuta prescrive ai coniugi di dedicare tutti i giorni un tempo prestabilito allo sfogo della moglie verso il marito. A lui viene chiesto di rimanere in religioso silenzio per tutta la durata dell'esercizio terapeutico, mentre lei  avrebbe dovuto aspettare quel preciso momento della giornata per poter scaricare i suoi attacchi d'ira e di lamentela, esasperando un po' le modalità di sfogo. In altre parole viene prescritto che la moglie si conceda tutti i suoi pensieri in un tempo però circoscritto e senza la reazione del marito. Alla seduta successiva i due dichiarano che il loro rapporto sembrava migliorato e che, dopo i primi giorni, la moglie facesse sempre più fatica a trovare la forza e le argomentazioni per continuare con il suo sfogo.

Questo è ovviamente uno stratagemma costruito ad hoc per i due coniugi. Ma di fondo viene applicato il principio dello sfogo del pensiero in un contesto accettabile, per causarne l'estinzione. Se mi concedo di giudicare e non accettare certe cose in un contesto che non provoca conseguenze agli altri, non solo ottengo che quell'emozione intervenga sempre meno nelle situazioni della vita quotidiana, ma ottengo anche l'accettazione della parte di me che prima risultava scomoda.



Un altro ottimo metodo in questo senso è l'utilizzo della scrittura, che permette di sfogare una sensazione, bloccando naturalmente gli altri metodi di risoluzione del problema. Le applicazioni del metodo della scrittura sono molte e si riferiscono a tutti quei casi in cui la persona ha necessità di sfogare un'emozione, una preoccupazione, un dubbio smettendo di cercare di risolvere il problema con soluzioni razionali che non funzionano. La razionalità è uno strumento che funziona in moltissimi casi della vita, ma spesso per problemi psicologici non fa altro che complicare il problema, poiché la mente non sempre segue il pensiero lineare. Una soluzione che funziona è entrare dentro l'emozione, pensiero, dubbio e permettergli di sfogarsi fino alla sua totale estinzione. Talvolta le nostre emozioni condizionanti sono state per così lungo tempo non accettate e rinchiuse nella cassaforte delle "cose da non pensare", che non è sempre immediato trarle fuori, ma il rendersi conto che la direzione del benessere psicologico è questa, fa sì che passo per passo si arrivi ad una accettazione completa di noi stessi. Concedersi scrivendo pensieri di paura, rabbia, invidia, insicurezza, dubbi, preoccupazioni eccessive, pensieri ansiogeni, in periodi di tempo circoscritti (per esempio 20 o 30 minuti) ed esasperando un po' volontariamente questi stessi, fa sì che essi si sfoghino e vadano a calare. Molti addirittura riportano che, nel momento in cui cercavano di produrre spontaneamente quei pensieri, o tendevano ad addormentarsi o addirittura avevano pensieri positivi! Udite udite miei cari lettori, mentre fate questo esercizietto psicologico, che cosa mai pensate di fare? VI STATE ACCETTANDO ED APPROVANDO IN UN CONTESTO POSSIBILE E ASSOLUTAMENTE INNOCUO. 

Detta così, lo so, molti diranno "la fai facile tu"! Ovviamente c'è da avere a che fare con le naturali resistenze al cambiamento e, ancora peggio, con i sensi di colpa. Molti si colpevolizzano di fronte a dei sintomi psicologici, di fronte a pensieri ricorrenti o limiti. Questo è normale ed è comprensibile e l'unica strada per uscirne è arrivare all'accettazione anche del senso di colpa stesso, in altre parole è necessario concedersi pensieri di colpevolezza, magari scrivendo, ma senza MAI mettere in pratica quello che direbbe di fare il pensiero di colpa. Io credo, per esperienza personale su di me e su altre persone, che se prima non si accetta e ci si libera del senso di colpa, il resto delle emozioni rimarrà più difficile da liberare. Molti dicono di prendersi la responsabilità ma non il senso di colpa, ma di nuovo non spiegano come si faccia! Io sostengo che la responsabilità non sia nient'altro che il senso di colpa accettato: una volta concessi i pensieri di colpa, nasceranno spontaneamente pensieri di sana responsabilità, da seguire e trasformare in pratica.


Anche la meditazione cerca di portare all'accettazione di se stessi svincolandosi dall'azione, ma passa attraverso una via decisamente più difficile per noi occidentali, quella della totale inazione. Per la nostra cultura è molto difficile giungere a non agire e l'uso della pratica meditativa, seppure sia altamente consigliato, non è di facile impiego per molte persone e possono essere richiesti anni di pratica prima di vedere dei risultati a livello della vita quotidiana. Meditare fa molto bene e se una persona se la sente è bene che inserisca la meditazione tra le sue attività, ricordiamoci però che noi viviamo adesso e che è giusto che adoperiamo la soluzione migliore per vivere  meglio in pace con noi stessi fin da subito!



Grazie a tutti!

giovedì 25 ottobre 2012

Vuoi uscire da un problema? Pensa a come peggiorarlo!






Non è possibile cambiare la propria vita facendo le stesse cose di sempre.
- Albert Einstein -

Immagino già le facce di qualcuno nel leggere il titolo di questo post. Sicuramente molti staranno pensando: "Ma come si può pensare di migliorare qualcosa pensando a come peggiorarla?"  Ragionando con un logica lineare certamente si può credere che sia una cosa del tutto fuori luogo, ma in realtà questo metodo può aiutare moltissimo in tante situazioni problematiche. Vediamo perché.



Come ho accennato in un post precedente, la mente spesso ha la tendenza a non riuscire ad evadere da una logica ristretta, questo non tanto per limitazioni nostre, ma perché è proprio la mente che ha questa tendenza e per migliorarla si richiede esercizio ed allenamento. Facciamo un esempio banale ma che vi sarà sicuramente già capitato di incontrare. Quello di unire 9 punti con quattro rette senza staccare mai la matita dal foglio.






Per coloro che trovano questo gioco per la prima volta, la cosa che verrà più spontanea fare sarà quella di concentrarsi sull'unione dei punti all'interno dello spazio dato, ma molti si accorgeranno ben presto che per risolvere il problema è necessario rompere una logica ordinaria, ossia è necessario uscire dalla delimitazione spaziale data dalla figura.



Questo semplice gioco, mostra in realtà che spesso per risolvere i problemi a volte è necessario uscire da una determinata logica ed allargare l'orizzonte. In chiave psicologica si può dire che spesso ci concentriamo a cercare la soluzione secondo dei parametri rigidi, senza considerare delle soluzioni che possono essere a portata di mano. Paul Watzlawick racconta un aneddoto comico, ripreso da una  storiella ebraica, per spiegare certe soluzioni che non funzionano: 
un vigile, durante un turno di notte, vede un uomo evidentemente ubriaco intento a cercare qualcosa sotto un lampione. Così gli si avvicina e chiede:
"Che cosa sta cercando? "
"La chiave di casa" risponde l'ubriaco
"L’ha persa qui?"
"No, l’ho persa laggiù"disse l'uomo indicando con il dito
"E perché la cerca qui?" chiede sorpreso il vigile
 "Perché qui c’è più luce"

Torniamo adesso al titolo del post. Perché pensare a come peggiorare un problema può aiutare ad avviarci verso la sua soluzione? Per capire come raddrizzare una cosa spesso dobbiamo prima pensare a tutti i modi che la possano storcere. Ossia se riflettiamo su quali cose potremmo fare per peggiorare il nostro problema, automaticamente potremmo intravedere anche la strada verso la soluzione o quanto meno arrivare a comprendere le cose dannose che facciamo e senza che arrivi qualcuno a dirci "smetti di fare questo o smetti di fare quello". Arrivare con le nostre gambe ad una soluzione è molto più importante di tanti altri consigli, poiché fa sentire capaci di cavarsela da soli e questo non fa che aumentare la nostra autostima.
Ci possono essere anche dei momenti in cui pur avendo fatto molti progressi psicologici arrivi una situazione imprevista che ci metta in crisi. Anche in questo caso può essere molto utile chiedersi come poter peggiorare la situazione, poiché questo aiuta a non cadere nei vecchi errori che ci facevano stare male e che mantengono un problema.
In linea generale direi che questa tecnica è utile sia per analizzare un problema quando lo si vuole risolvere e sia  per cercare di evitare ricadute rovinose. Riflettere 5 minuti la mattina su come poter peggiorare un problema, prima di affrontare la nostra giornata, può in realtà aiutarci a trovare molte soluzioni a problemi che a prima vista sembrano complicatissimi o senza soluzione!

Grazie a tutti!

La donna si presentò dal terapeuta disperata: "Non ce la faccio più, non sopporto più mia figlia, o me ne vado io o se ne va lei!"
"Capisco" Rispose il terapeuta.
"La prego mi aiuti!" Piagnucolò la donna.
"Senta, per capire meglio il suo problema avrei bisogno che lei, da qui alla prossima volta che ci vediamo, mi scrivesse tutti i modi che le vengono in mente che possono peggiorare la situazione tra lei e sua figlia". Chiese il terapeuta.
"Ma certo, lo farò!" Rispose la donna.
Alla seduta successiva la donna era sconcertata:
"Mi deve scusare, ma non sono riuscita a fare bene la cosa che lei mi ha richiesto, circa lo scrivere le cose che potessero peggiorare la mia situazione con mia figlia".
"Ah sì? Come mai?" Chiese il terapeuta.
"Quando mi veniva in mente una cosa per cui le cose potessero peggiorare, me ne venivano in mente due per farla andare meglio!" Esclamò stupita la donna.
 "Ah sì, ma che strano, non trova?" Disse sorridendo soddisfatto il terapeuta.